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Città Sant’Angelo sul crinale al crepuscolo, con i vigneti in primo piano.

La tavola silvarola

Qui il paesaggio finisce a tavola.

Il mare dà il brodetto, le colline il vino: la cucina silvarola è la geografia del posto, servita calda.

Brodetto di pesce fumante nel tegame di coccio, con pomodoro e crostacei.

Il piatto bandiera

Il tegame si scuote, mai si mescola.

Il brodetto alla silvarola nasce dal pesce invenduto dei pescatori: cottura lenta, pesce di paranza, niente posate nel tegame. E ogni famiglia giura sul suo.

Il profilo di Atri al tramonto, con le nuvole accese di rosa sopra i tetti.

Le colline nel bicchiere

Il vino arriva dalle colline che vedi.

Montepulciano, Cerasuolo e Trebbiano nascono sui crinali alle spalle della costa, tra Città Sant’Angelo e le colline teramane. A tavola il paesaggio torna nel bicchiere.

Gli arrosticini si mangiano con le mani, a mazzi, possibilmente guardando il mare.

I campanili del Duomo e di Sant’Agostino svettano sul profilo di Atri.

Dolce finale

Ad Atri il finale è amaro e dolce insieme.

La città della liquirizia e del pan ducale è a un quarto d’ora: il pranzo continua in collina, tra i campanili del Duomo.

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Regola del brodetto: non mescolare
1
Grandi vini d’Abruzzo
3
Dalla tavola ai vigneti
15 min
Posate ammesse nel tegame
0

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A tavola l’estate dura di più